
Cultura e Istruzione
Una società si evolve investendo per il futuro.
I figli di oggi costituiscono la società di domani. Per preparare i ragazzi a sostenere le incerte sfide del futuro è essenziale un sistema scolastico moderno ed efficace. La riorganizzazione del sistema scolastico locale – e dei servizi di supporto connessi, come trasporto, mensa, manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici, palestra ecc - è uno degli strumenti che l’amministrazione comunale può adottare per incidere nel campo dell’istruzione, a partire dalla scuola dell’infanzia, la cui ricettività appare insufficiente, alla scuola primaria (ex scuola elementare) e secondaria di primo grado (ex scuola media), riunendole sotto un’unica dirigenza (istituto comprensivo), alla secondaria superiore, dove agli indirizzi tecnici esistenti, può affiancarsi un liceo classico, che integri, con lo scientifico di Maniago, l’offerta formativa della pedemontana.
Il Teatro “La Loggia”
A conferma della praticità e utilità del nostro sito internet ci fa piacere pubblicare questo nuovo intervento della sig.ra Luciana Concina già Assessore alle Attività Culturali nel Comune di Spilimbergo nelle amministrazioni Capalozza e che, con tale ruolo, ha partecipato anche ai lavori della Commissione straordinaria nominata dal Consiglio Comunale di Spilimbergo per lo studio di una possibile realizzazione di un CENTRO CULTURALE TEATRALE POLIVALENTE PUBBLICO nel gennaio 1986 in alternativa alla convenzione col privato Cinema Teatro Miotto.
Il sindaco di Spilimbergo, nella risposta all’intervento della lista indipendente “Noi per Voi” (Il Gazzettino” del 7 dicembre 2008) in merito all’acquisto “obbligato” del “Cinema Teatro Miotto” con l’ultima battuta: -“Poi è arrivata l’occasione: prendere o lasciare”-, ha lasciato intravedere tutto ciò che non va in questa faccenda, e prima di ogni cosa l’inadempienza da parte sua riguardo una scelta così importante per la città. Infatti senza avviare un confronto, uno studio, un progetto culturale si è indirizzato semplicemente all’acquisto di una sala cinematografica messa in vendita, senza chiedersi se veramente è questa la scelta migliore per la città.
Non ha tenuto nemmeno presente che le sale uniche – tra l’altro quella del Miotto è e resterà sempre e solo una sala cinematografica poco adatta per le altre manifestazioni – non vivono se accanto ad esse non ci sono quegli spazi che servono a creare cultura, e non solo ad ospitarla.
Sollecitato più volte a considerare con serietà il problema, avrebbe avuto il tempo, e ce l’avrebbe ancora, per predisporre progetti alternativi all’unica scelta “obbligata”.
Non solo non l’ha fatto, e non so se lo farà come gli è stato più volte chiesto, ma con l’operazione Miotto, preoccupato unicamente di recuperare un vecchio ambito e una sala già pronta per l’uso con qualche posto in più di quelle già esistenti in città, non gli è venuto in mente che la nostra società sta cambiando velocemente e che in un prossimo futuro andremo a convivere con altre culture diverse dalla nostra.
Ciò comporta predisporre strutture più aperte, più flessibili, per ospitare diversi modi di fare teatro, diversi modi di fare e ascoltare musica, altri modi di essere spettatori, altri modi quindi di arricchirsi in una società più aperta, ricca di nuovi stimoli.
Vogliamo andare verso il nuovo o recuperare una sala d’epoca?
“Il sindaco” scrive il corrispondente del Gazzettino “riconosce che la gestione dell’affare Miotto può suscitare perplessità”.
Nonostante ciò si ritiene obbligato a percorrere la strada già scelta senza trovare il coraggio di “lasciare” e fa dire al cronista che dirottare i soldi per l’acquisto del Miotto è praticamente impossibile.
L’occasione invece da non perdere sarebbe quella che il sindaco ora chiedesse alla Regione di utilizzare i contributi previsti dalla Legge Regionale 77/1981 finalizzata al recupero di immobili di notevole valore storico-artistico e culturale anziché per il Miotto, per il restauro e la valorizzazione del palazzo “La Loggia” in piazza duomo che con l’acquisizione dell’area Della Grotta potrebbe finalmente restituire alla città, ATTRAVERSO UN SERIO CONCORSO DI IDEE, un luogo di incontro sociale e culturale unico e prestigioso.
La Legge Regionale 77/1981 nella sua applicazione rimanda a diverse leggi non ultima quella riguardante le norme generali in materia di procedimento amministrativo (Legge regionale n° 7 del 20 marzo 2000).
Questa legge, all’art. 49, comma 6, permette, a domanda, senza l’obbligo della restituzione, l’utilizzo delle somme concesse per un intervento pubblico di pregio e di maggior interesse per la comunità.
Addetti ai lavori praticano normalmente la devoluzione dei fondi concessi qualora si prospetti nell’ambito delle stesse finalità un intervento di maggior interesse ed utilità pubblica.
Come mai il sindaco non sceglie questa strada?
Il nostro sindaco, all’inizio del suo mandato, dovrebbe essere carico di entusiasmo e di idee, invece sembra oppresso da altri problemi, tanto da dichiarare sempre più spesso di essere obbligato a decidere piuttosto che a scegliere.
Vedi anche, a questo proposito, quando parla di scelta obbligata riguardo la costruzione dell’autostazione nell’area riservata alla scuola. Possibile che si debba usurpare l’area antistante la scuola per costruire un’autostazione, con tutti i problemi che ne derivano, sia di ordine igienico-sanitario che di sicurezza, privando inoltre la scuola di spazi che potrebbero essere utilizzati per attività e servizi a favore degli alunni?
Quando si amministra, io penso, che prima di tutto esista l’obbligo di fare scelte partecipate e le migliori a beneficio di tutti.
Se poi esistono difficoltà nel portarle a compimento, spetta agli stessi amministratori dimostrare le loro capacità e il loro impegno nel dirimere, rispettando le leggi, tutti quegli adempimenti che ne ostacolano la riuscita senza abbandonarsi alla rassegnazione o ad un affrettato decisionismo.
Teatro “La Loggia” occasione da non perdere
Il sindaco di Spilimbergo, nella risposta all’intervento della lista indipendente “Noi per Voi” (Il Gazzettino” del 7 dicembre 2008) in merito all’acquisto “obbligato” del “Cinema Teatro Miotto” con l’ultima battuta: -“Poi è arrivata l’occasione: prendere o lasciare”-, ha lasciato intravedere tutto ciò che non va in questa faccenda, e prima di ogni cosa l’inadempienza da parte sua riguardo una scelta così importante per la città. Infatti senza avviare un confronto, uno studio, un progetto culturale si è indirizzato semplicemente all’acquisto di una sala cinematografica messa in vendita, senza chiedersi se veramente è questa la scelta migliore per la città.
Non ha tenuto nemmeno presente che le sale uniche – tra l’altro quella del Miotto è e resterà sempre e solo una sala cinematografica poco adatta per le altre manifestazioni – non vivono se accanto ad esse non ci sono quegli spazi che servono a creare cultura, e non solo ad ospitarla.
Sollecitato più volte a considerare con serietà il problema, avrebbe avuto il tempo, e ce l’avrebbe ancora, per predisporre progetti alternativi all’unica scelta “obbligata”.
Non solo non l’ha fatto, e non so se lo farà come gli è stato più volte chiesto, ma con l’operazione Miotto, preoccupato unicamente di recuperare un vecchio ambito e una sala già pronta per l’uso con qualche posto in più di quelle già esistenti in città, non gli è venuto in mente che la nostra società sta cambiando velocemente e che in un prossimo futuro andremo a convivere con altre culture diverse dalla nostra.
Ciò comporta predisporre strutture più aperte, più flessibili, per ospitare diversi modi di fare teatro, diversi modi di fare e ascoltare musica, altri modi di essere spettatori, altri modi quindi di arricchirsi in una società più aperta, ricca di nuovi stimoli.
Vogliamo andare verso il nuovo o recuperare una sala d’epoca?
“Il sindaco” scrive il corrispondente del Gazzettino “riconosce che la gestione dell’affare Miotto può suscitare perplessità”.
Nonostante ciò si ritiene obbligato a percorrere la strada già scelta senza trovare il coraggio di “lasciare” e fa dire al cronista che dirottare i soldi per l’acquisto del Miotto è praticamente impossibile.
L’occasione invece da non perdere sarebbe quella che il sindaco ora chiedesse alla Regione di utilizzare i contributi previsti dalla Legge Regionale 77/1981 finalizzata al recupero di immobili di notevole valore storico-artistico e culturale anziché per il Miotto, per il restauro e la valorizzazione del palazzo “La Loggia” in piazza duomo che con l’acquisizione dell’area Della Grotta potrebbe finalmente restituire alla città, ATTRAVERSO UN SERIO CONCORSO DI IDEE, un luogo di incontro sociale e culturale unico e prestigioso.
La Legge Regionale 77/1981 nella sua applicazione rimanda a diverse leggi non ultima quella riguardante le norme generali in materia di procedimento amministrativo (Legge regionale n° 7 del 20 marzo 2000).
Questa legge, all’art. 49, comma 6, permette, a domanda, senza l’obbligo della restituzione, l’utilizzo delle somme concesse per un intervento pubblico di pregio e di maggior interesse per la comunità.
Addetti ai lavori praticano normalmente la devoluzione dei fondi concessi qualora si prospetti nell’ambito delle stesse finalità un intervento di maggior interesse ed utilità pubblica.
Come mai il sindaco non sceglie questa strada?
Il nostro sindaco, all’inizio del suo mandato, dovrebbe essere carico di entusiasmo e di idee, invece sembra oppresso da altri problemi, tanto da dichiarare sempre più spesso di essere obbligato a decidere piuttosto che a scegliere.
Vedi anche, a questo proposito, quando parla di scelta obbligata riguardo la costruzione dell’autostazione nell’area riservata alla scuola. Possibile che si debba usurpare l’area antistante la scuola per costruire un’autostazione, con tutti i problemi che ne derivano, sia di ordine igienico-sanitario che di sicurezza, privando inoltre la scuola di spazi che potrebbero essere utilizzati per attività e servizi a favore degli alunni?
Quando si amministra, io penso, che prima di tutto esista l’obbligo di fare scelte partecipate e le migliori a beneficio di tutti.
Se poi esistono difficoltà nel portarle a compimento, spetta agli stessi amministratori dimostrare le loro capacità e il loro impegno nel dirimere, rispettando le leggi, tutti quegli adempimenti che ne ostacolano la riuscita senza abbandonarsi alla rassegnazione o ad un affrettato decisionismo.
Spilimbergo, 16.12.08
Luciana Concina
Il Teatro Miotto
Dopo le prese di posizione di Noi per Voi relative all’acquisto del cinema Miotto, abbiamo ricevuto una lettera che pubblichiamo integralmente sul nostro sito.
“L’Amministrazione regionale sostiene finanziariamente i progetti proposti dai Comuni che valuta nel merito non certo per quanto riguarda la loro ubicazione…”
“Una diversa determinazione rispetto a quelle sino ad oggi assunte è, pertanto, di competenza dell’Amministrazione comunale di Spilimbergo e non dell’Amministrazione regionale.”
“Nel caso che ciò si verificasse, le contribuzioni regionali ad oggi concesse verrebbero a cessare, in quanto connesse alla specificità dell’immobile oggetto della domanda.”
Queste sono le dichiarazioni dell’assessore regionale Roberto Molinaro in merito all’uso dei contributi destinati dalla Regione in favore di interventi per il recupero di immobili di notevole valore storico-artistico.
Tale è stato considerato l’immobile Miotto verso il cui acquisto si è indirizzato il Comune di Spilimbergo e per il quale è stato chiesto il contributo della Regione.
La Regione ha risposto alla richiesta del Comune e ha stanziato contributi connessi alla specificità dell’immobile oggetto della domanda.
Se il Comune dovesse cambiare scelta, questi contributi verrebbero a cessare, restando comunque sempre valida la possibilità da parte del Comune stesso di presentare domanda per un altro progetto, come prevedono le stesse leggi regionali.
Come si capisce, nulla verrebbe perso.
Forse il sindaco teme che cambiando scelta la Regione non risponderebbe più alla nostra città?
Non credo.
Sono anni che la regione attende da Spilimbergo un serio progetto socio-culturale, partecipato, di ampio respiro, che purtroppo le varie amministrazioni comunali che negli anni si sono succedute hanno trascurato e non sono riuscite a realizzare.
Molti spilimberghesi speravano che questa nuova amministrazione non proseguisse per la vecchia strada, limitandosi cioè a recuperare una semplice sala un po’ più grande di quelle che ci sono già in città, tutelando un immobile perché non diventi qualcosa di diverso da un cinema.
A sostenere per primo questa scelta e a dirigerla è stato il consigliere regionale Pietro Colussi, intenzionato, guarda caso, al recupero di una vecchia sala cinematografica, costi quel che costi, e non si è mai chiesto – anche perché conosce molto poco la nostra città – se all’infuori del Miotto esistessero a Spilimbergo altri spazi, più idonei e meno costosi, per realizzare quel centro polifunzionale che la città sta chiedendo da anni.
Allora, dove sta il vincolo di cui parla il sindaco?
Solamente nella sua stessa scelta.
Ha scelto il Miotto? I soldi saranno per il Miotto.
Se farà un’altra scelta, i soldi dovranno essere restituiti.
È questo che lo trattiene dall’operare in modo intelligente? È questo che gli fa recitare il solito monologo: “Teatro Miotto, acquisto obbligato”? E’ questo che gli fa pensare che non possono esserci altre scelte, che da più parti gli sono state suggerite e a cui non ha mai dato ascolto? Come mai non ha presenziato agli incontri sull’argomento cui è stato invitato? Come mai non ha espletato correttamente ciò che il consiglio comunale stesso ha deliberato, ossia di riavviare un regolare concorso di idee in merito, dopo che quello fittizio è stato giustamente bocciato dall’Ordine degli architetti?
Non si tratta di “prendere o lasciare” quando si ha la responsabilità di una scelta così importante per la città e il suo futuro culturale!
IL SOLITO MONOLOGO
Teatro Miotto: acquisto obbligato?
“L’Amministrazione regionale sostiene finanziariamente i progetti proposti dai Comuni che valuta nel merito non certo per quanto riguarda la loro ubicazione…”
“Una diversa determinazione rispetto a quelle sino ad oggi assunte è, pertanto, di competenza dell’Amministrazione comunale di Spilimbergo e non dell’Amministrazione regionale.”
“Nel caso che ciò si verificasse, le contribuzioni regionali ad oggi concesse verrebbero a cessare, in quanto connesse alla specificità dell’immobile oggetto della domanda.”
Queste sono le dichiarazioni dell’assessore regionale Roberto Molinaro in merito all’uso dei contributi destinati dalla Regione in favore di interventi per il recupero di immobili di notevole valore storico-artistico.
Tale è stato considerato l’immobile Miotto verso il cui acquisto si è indirizzato il Comune di Spilimbergo e per il quale è stato chiesto il contributo della Regione.
La Regione ha risposto alla richiesta del Comune e ha stanziato contributi connessi alla specificità dell’immobile oggetto della domanda.
Se il Comune dovesse cambiare scelta, questi contributi verrebbero a cessare, restando comunque sempre valida la possibilità da parte del Comune stesso di presentare domanda per un altro progetto, come prevedono le stesse leggi regionali.
Come si capisce, nulla verrebbe perso.
Forse il sindaco teme che cambiando scelta la Regione non risponderebbe più alla nostra città?
Non credo.
Sono anni che la regione attende da Spilimbergo un serio progetto socio-culturale, partecipato, di ampio respiro, che purtroppo le varie amministrazioni comunali che negli anni si sono succedute hanno trascurato e non sono riuscite a realizzare.
Molti spilimberghesi speravano che questa nuova amministrazione non proseguisse per la vecchia strada, limitandosi cioè a recuperare una semplice sala un po’ più grande di quelle che ci sono già in città, tutelando un immobile perché non diventi qualcosa di diverso da un cinema.
A sostenere per primo questa scelta e a dirigerla è stato il consigliere regionale Pietro Colussi, intenzionato, guarda caso, al recupero di una vecchia sala cinematografica, costi quel che costi, e non si è mai chiesto – anche perché conosce molto poco la nostra città – se all’infuori del Miotto esistessero a Spilimbergo altri spazi, più idonei e meno costosi, per realizzare quel centro polifunzionale che la città sta chiedendo da anni.
Allora, dove sta il vincolo di cui parla il sindaco?
Solamente nella sua stessa scelta.
Ha scelto il Miotto? I soldi saranno per il Miotto.
Se farà un’altra scelta, i soldi dovranno essere restituiti.
È questo che lo trattiene dall’operare in modo intelligente? È questo che gli fa recitare il solito monologo: “Teatro Miotto, acquisto obbligato”? E’ questo che gli fa pensare che non possono esserci altre scelte, che da più parti gli sono state suggerite e a cui non ha mai dato ascolto? Come mai non ha presenziato agli incontri sull’argomento cui è stato invitato? Come mai non ha espletato correttamente ciò che il consiglio comunale stesso ha deliberato, ossia di riavviare un regolare concorso di idee in merito, dopo che quello fittizio è stato giustamente bocciato dall’Ordine degli architetti?
Non si tratta di “prendere o lasciare” quando si ha la responsabilità di una scelta così importante per la città e il suo futuro culturale!
Luciana Concina
Spilimbergo
Teatro la loggia : Un parere super partes
Il problema della "loggia" si fa ancora sentire e questa volta a fare delle interessanti considerazioni è l'architetto Aureliano Pasqualini abilitato alla catalogazione dei beni storici architettonici ambientali
Riportimo lo squisito commento apparso sul giornale di oggi.
"Spilimbergo, città medievale, si trova sulla sponda destra del fiume Tagliamento. Per secoli le sponde, o "rive" in gergo comune, dell'omonimo fiume sono state un retaggio insediativo religioso e nobiliare. Piazza "Duomo", pur separando i vari edifici amministrativi e religiosi, è stata anche sede del teatro "La loggia". Pertanto, come parte importante della città e per il ruolo assunto nel tempo, l'area adibita a spettacoli può essere definita "La collina del teatro spilimberghese". Se l'architettura urbana è fatta per parti e per funzioni, questo luogo culturale, facente parte del primo disegno urbano, può solo che continuare ad avere l'originaria destinazione d'uso teatrale. Da documentazione fotografica dell'inizio del secolo passato, piazza "Duomo" era contornata da edifici significativi compreso il teatro "La loggia". Al suo fianco si nota un abituro, sicuramente un accessorio di modeste e ridotte dimensioni forse anche abitativo, per il personale di sorveglianza dello stesso fabbricato ricreativo. Dopo il secondo conflitto mondiale, sull'onda culturale del "movimento moderno" e durante una fase transitoria di leggi urbanistiche che salvaguardassero i beni culturali, è stato concesso di trasformare l'abituro in due appartamenti su due piani. Solo nella seconda metà del 900 è iniziata un'espansione urbana che ha permesso di ammirare dall'alto le bellezze fluviali, ma comunque fuori dal centro storico. Ora, trovandosi i presupposti di compravendita di questo recente edificio deturpante la piazza, sarebbe opportuno intanto acquisirlo per poi pensare in futuro, dopo aver trovato le risorse economiche necessarie, ad una sua riqualificazione. Pensare di rifare solo la facciata esterna non riqualificherebbe la zona. Piazza "Duomo", seppur contornata da edifici con funzioni diverse, deve mantenere l'originaria caratteristica di area per servizi a scala urbana e territoriali. L'architettura urbana richiede che l'intera collina del teatro sia sgombra da edifici residenziali. Riqualificare la zona significa soprattutto ridare a questa parte della piazza, compreso la collina su cui insiste, la sua funzione teatrale avuta per secoli. Per bisogno di capienza, si può pensare ad un' ampliamento dell'originario monumento proprio dove ora insiste il moderno fabbricato residenziale. Un'occasione forse unica non più ripetibile da tramandare con orgoglio ai posteri. Già ora durante il periodo estivo si svolgono in piazza "Duomo" le manifestazioni canore del Folkest, per cui questi luoghi sono già dotati di strade d'accesso e servizi adeguati. Si possono fare danni ambientali sul tessuto storico urbano anche cambiando la destinazione d'uso della città e cioè trasformando in area residenziale una parte di area di particolare pregio architettonico e culturale come "La collina del teatro spilimberghese". Aureliano Pasqualini
Riportimo lo squisito commento apparso sul giornale di oggi.
"Spilimbergo, città medievale, si trova sulla sponda destra del fiume Tagliamento. Per secoli le sponde, o "rive" in gergo comune, dell'omonimo fiume sono state un retaggio insediativo religioso e nobiliare. Piazza "Duomo", pur separando i vari edifici amministrativi e religiosi, è stata anche sede del teatro "La loggia". Pertanto, come parte importante della città e per il ruolo assunto nel tempo, l'area adibita a spettacoli può essere definita "La collina del teatro spilimberghese". Se l'architettura urbana è fatta per parti e per funzioni, questo luogo culturale, facente parte del primo disegno urbano, può solo che continuare ad avere l'originaria destinazione d'uso teatrale. Da documentazione fotografica dell'inizio del secolo passato, piazza "Duomo" era contornata da edifici significativi compreso il teatro "La loggia". Al suo fianco si nota un abituro, sicuramente un accessorio di modeste e ridotte dimensioni forse anche abitativo, per il personale di sorveglianza dello stesso fabbricato ricreativo. Dopo il secondo conflitto mondiale, sull'onda culturale del "movimento moderno" e durante una fase transitoria di leggi urbanistiche che salvaguardassero i beni culturali, è stato concesso di trasformare l'abituro in due appartamenti su due piani. Solo nella seconda metà del 900 è iniziata un'espansione urbana che ha permesso di ammirare dall'alto le bellezze fluviali, ma comunque fuori dal centro storico. Ora, trovandosi i presupposti di compravendita di questo recente edificio deturpante la piazza, sarebbe opportuno intanto acquisirlo per poi pensare in futuro, dopo aver trovato le risorse economiche necessarie, ad una sua riqualificazione. Pensare di rifare solo la facciata esterna non riqualificherebbe la zona. Piazza "Duomo", seppur contornata da edifici con funzioni diverse, deve mantenere l'originaria caratteristica di area per servizi a scala urbana e territoriali. L'architettura urbana richiede che l'intera collina del teatro sia sgombra da edifici residenziali. Riqualificare la zona significa soprattutto ridare a questa parte della piazza, compreso la collina su cui insiste, la sua funzione teatrale avuta per secoli. Per bisogno di capienza, si può pensare ad un' ampliamento dell'originario monumento proprio dove ora insiste il moderno fabbricato residenziale. Un'occasione forse unica non più ripetibile da tramandare con orgoglio ai posteri. Già ora durante il periodo estivo si svolgono in piazza "Duomo" le manifestazioni canore del Folkest, per cui questi luoghi sono già dotati di strade d'accesso e servizi adeguati. Si possono fare danni ambientali sul tessuto storico urbano anche cambiando la destinazione d'uso della città e cioè trasformando in area residenziale una parte di area di particolare pregio architettonico e culturale come "La collina del teatro spilimberghese". Aureliano Pasqualini